lunedì 31 ottobre 2016

IL SISTEMA VULCANICO DEI COLLI ALBANI MANIFESTA SEGNALI DI RISVEGLIO


"I Colli Albani, l'area vulcanica alle porte di Roma, inizia a dare segni di un futuro risveglio". E a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche - Sapienza Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell'Università di Madison. Lo studio, illustrato da un abstract disponibile sul sito dell'Ingv, si riferisce all'area vulcanica che, alle porte della Capitale, è "rimasta in assoluto stato di quiete da 36.000 anni a questa parte".
L'analisi ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione. "Il risultato sorprendente", afferma Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV, "è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest'area vulcanica".
Gli elementi emersi dallo studio sono molteplici, legati a diversi indicatori geofisici, tutti convergenti nell'indicare che l'area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. "In quanto tempo questo magma potrebbe trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione è difficile da stabilire con precisione, quello che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni: ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni", prosegue Marra.

Lungo tutto il periodo di attività, indipendentemente dalla grandezza dei singoli aventi, le eruzioni ai Colli Albani sono avvenute con cicli molto regolari di circa 40.000 anni, separati da periodi di pressoché assoluta quiescenza. "A partire da 600mila anni fa", spiega il ricercatore dell’INGV, "ci sono stati 11 di questi cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato proprio 41.000 anni fa ed è terminato intorno a 36.000 anni. Questo vuol dire che il tempo trascorso dall'ultima eruzione è dello stesso ordine dei tempi di ritorno: quindi il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio". Al momento attuale, si legge nell'abstract, gli indicatori geofisici indicano l’esistenza di un campo di stress estensionale ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.

Fonte:http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/10/29/roma-vulcano-dei-colli-albani-segni-risveglio_8iNnmIZVr3ruMT10kd8ERJ.html?refresh_ce

venerdì 28 ottobre 2016

IL RIFTING DEL BARDARBUNGA POTREBBE COINVOLGERE ANCHE IL VULCANO KATLA



L'ultima eruzione del vulcano Bardarbunga tra l'agosto 2014 e il febbraio 2015 è derivante da un fenomeno di rifting.
Quello di cui gli scienziati sono certi è che il Bardarbunga si trovi in uno dei suoi ciclici processi di rifting, che evolverebbero con il trascorrere del tempo in più fasi eruttive nell'arco di diversi anni e quello che sta avvenendo sotto il Vatnajokull, sembra essere proprio fare al caso nostro.
I processi di Rifting è quando una grande parte di una frattura sull'Islanda si apre a grandi profondità e grandi quantità di magma si formano e sono spinte verso l'alto riempiendo il vuoto che è creato.
Il vulcano Bárðarbunga ha avuto più della metà delle islandesi eruzioni rifting a fessura, e, naturalmente, i più grandi.

Una zona di rift è una caratteristica di alcuni vulcani, in particolare vulcani a scudo, in cui una serie lineare di fessure nel edificio vulcanico permette a vaste quantità di lava accumulatosi nel corso del tempo a eruttare dal fianco del vulcano invece che solo dalla sua cima.
E' lo stesso fenomeno che avviene lungo le dorsali oceaniche che dividono le placche tettoniche, sostanzialmente sul lungo termine una porzione di una placca tettonica si allontana e dopo un lungo periodo di tempo la tensione raggiunge un punto di rottura portando ad un fenomeno eruttivo sottomarino o di superficie dove grandi quantità di lava basaltica vengono emesse da una sequenza di fessure dalla lunghezza di svariati chilometri.La ciclicità di detti fenomeni può ossere determinata da vari fattori, ma quello che sta avvenendo in Islanda è chiaramente un fenomeno di rifting in fase di sviluppo.
Nel corso della cronologia storica conosciuta dell'Islanda i fenomeni di rifting hanno coinvolto vaste eruzioni lineari, con spaccature che hanno coperto di lava vaste aree del territorio islandese.


Un'altra fase eruttiva di rifting avvenne nel 1783-1784 con la fase eruttiva del Laki-Grimsvotn, i Fuochi Skaftár che è accaduto nella sequenza di spaccature del vulcano Grimsvotn.Nel corso degli otto mesi che hanno accompagnato la serie di vaste eruzioni, fu espulsa attraverso le spaccature qualcosa come 15 chilometri cubi, sufficienti per seppellire l'intera isola di Manhattan fino alla cima del Rockefeller Center.
L'eruzione del Bardarbunga è stata eccezionale dal punto di vista della quantità di lava in quanto era dal 1783 che in Islanda un eruzione non emetteva una simile quantità.
Come si può notare dalla mappa soprastante l'eruzione Laki-Grimsvotn si è sviluppata in una sequenza di spaccature che si è propagata quasi fino al ghiacciaio Mýrdalsjökull, area del sistema vulcanico noto come Katla, esattamente come un'altro processo di rifting chiamato Eldgja.
Un'altra fase di rifting in Islanda avvenne nel 1477 quando una frattura si propagò da Veidðivötn e si estese fino al Torfajökull (causando un'eruzione lì) e causando anche un'eruzione di categoria VEI-6 nella caldera del Bárðarbunga.

Nel febbraio del 1477, il Bárðarbunga eruttò con una combinazione catastrofica di una eruzione fessura regionale, con un'eruzione subglaciale esplosiva, un 'imponente flusso piroclastico, esplosioni freatiche e colate di lava che hanno inflitto gravi danni in Islanda. Con un indice di esplosivo di 6, questa è stata una delle eruzioni vulcaniche più grandi del mondo.
Questo evento ha prodotto la più grande conosciuta colata lavica durante gli ultimi 10.000 anni sulla Terra (più di 21 chilometri cubi di volume).

Nello stesso periodo avvenne l'eruzione del vulcano Torfajökull e consistette nell'emissione della più grande area di roccie effusive al silicio in Islanda.
Si noti che anche questo vulcano si trova estremamente in prossimità del vulcano Katla, e anche la stessa sequenza di spaccature si avvicina ad esso.
Ora passiamo alle eruzioni tra il 2010 e il 2016.
-L'eruzione del vulcano Eyafjallajokull nel 2010, in prossimità del vulcano Katla, è stato il primo evento eruttivo in quasi 200 anni.Precisamente dal 1821.
-L'eruzione del Grimsvotn, nel 2011, è stata come potenza la maggiore in 140 anni, un lasso di tempo che si avvicina all'ultima eruzione del vulcano Eyafjallajokull.
-L'eruzione del Bardarbunga tra il 2014 e il 2015 ha prodotto la maggiore quantità di lava dall'eruzione del Laki-Grimsvotn dal 1783.Fin dal 2012 è osservato un'aumento dell'attività sismica in quella cosidetta "Dead Zone" che ha coinvolto i processi di rifting eruttivi del recente passato.

La maggior parte di questi fenomeni ha coinciso proprio con queste spaccature che collegano il Bardarbunga e il Grimsvotn, nel ghiacciaio Vatnajokull, al sistema vulcanico del Katla e del Torfajokull.

Come si osserva nella mappa uno sciame sismico del Katla avviene nel contempo in cui un'altra sequenza sismica coinvolge la cosidetta Zona Morta.
Sappiamo che un processo di rifting è iniziato nel vulcano Bardarbunga nel 2014-2015 portando ad un conseguente collasso della caldera.
Si sa anche che questo genere di fenomeni si traduce in una sequenza di eruzioni nell'arco di diversi anni.
Quello che potrebbe invece apparire bizzarro è che probabilmente l'insolita sequenza di record eruttivi del Eyafjalljokull e del Bardarbunga, i quali si aggirano attorno al periodo inferiore ai 200 anni, potrebbe essere stato un fenomeno legato proprio a questo processo di rifting che si è manifestato in tutti i suoi effetti con l'eruzione del vulcano Bardarbunga e l'immensa quantità di lava espulsa a nord del Vatnajokull.

Ora il ritmo dell'attività sismica del vulcano Bardarbunga è rimasta costante con scariche di attività sismica di magnitudo 3 e 4 e il vulcano dal novembre 2015 ha nuovamente iniziato a deformarsi sotto la pressione di nuove masse di magma in preparazione della prossima fase eruttiva, nel contempo anche l'attività sismica del vulcano Katla dall'estate 2016 fino al mese di ottobre è decisamente aumentata e sta manifestando chiari segnali di una fase pre-eruttiva quando i terremoti di magnitudo 3 e inferiori hanno raggiunto solamente la profondità di fino a 100 metri, chiaro segnale che la pressione del magma sta raggiungendo un punto critico e molto probabilmente l'inizio di una vera e propria fase eruttiva è solo una questione di breve termine.
Alla fine di settembre una pesante sequenza di terremoti ha coinvolto, come molti altri negli ultimi mesi, la caldera sommitale del vulcano Katla, facendo temere per un'eruzione.

Secondo una dichiarazione che islandese Met Office la conducibilità nei fiumi glaciali dal vulcano Katla era superiore a quella normalmente registrata in quel periodo dell'anno.
Il 7 Settembre 2016 invece un terremoto con la grandezza di 3.5 aveva avuto luogo lungo il bordo orientale della caldea del vulcano Katla.

A fine agosto 2016 invece un'altra maggiore sequenza sismica aveva avuto luogo in diverse aree sempre all'interno della caldera.

Dalle informazioni risultava che l'acqua idrotermale era entrata nel fiume di origine glaciale Múlakvísl e stava rendendo l'aria vicina possibilmente tossica e nociva a causa dei gas sulfurei.
I due più grandi terremoti avevano la grandezza di 4.5. Un terremoto aveva la profondità di 3,8 km mentre quello che è successo 20 secondi dopo aveva la profondità di 0,1 km.
L'attività sismica è stata la maggiore dal 1977 e superiore a quella del 2011.
La diffusione delle aree nella quale si è verificata la maggiore attività sismica nei seguenti esempi evidenzia come la pressione magmatica sotto il pavimento lavico della caldera, coperto dal ghiacciaio, sia in deciso aumento e che il punto di rottura si stia avvicinando.












<

Comments System

Disqus Shortname