martedì 31 marzo 2015

L'IMPATTO DELLE ERUZIONI VULCANICHE SUL CLIMA E' STATO MAGGIORE DI QUANTO STIMATO


L’impatto delle maggiori eruzioni vulcaniche sul clima va ben oltre il raffreddamento della Terra causato nei due-tre anni successivi dalle piccole particelle rilasciate nell’atmosfera, che ‘schermano’ il pianeta riflettendo i raggi solari. Secondo uno studio condotto da CNRS, IRD, CEA e Me’te’o-France, e pubblicato su Nature Communications, le eruzioni possono alterare per oltre 20 anni la circolazione oceanica nel nord dell’Atlantico, che influenza il clima in Europa. Secondo i ricercatori, il raffreddamento del pianeta causato dai vulcani innesca a sua volta una riorganizzazione nella circolazione oceanica nel nord dell’Atlantico. Gli studiosi hanno notato che questa accelera 15 anni dopo l’eruzione, rallenta dopo 25 anni e poi aumenta di nuovo 35 anni dopo l’eruzione. Per i ricercatori, le eruzioni sembrano quindi causare variabilita’ nella corrente nord atlantica per un periodo di 25 anni. Questo stesso andamento e’ stato riscontrato anche nei millenni passati: usando i dati estratti dai fossili e simulazioni climatiche, gli studiosi hanno sistematicamente notato accelerazioni della circolazione 15 anni dopo le cinque maggiori eruzioni vulcaniche avvenute nei millenni scorsi. Nello studio i ricercatori hanno analizzato anche le ultime eruzioni piu’ importanti, quelle del vulcano Agung (Indonesia) nel 1963, El Chicon (Messico) nel 1982 e Pinatubo (Filippine) nel 1991, spiegando cosi’ per la prima volta la recente variabilita’ della corrente nord-atlantica.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2015/03/clima-limpatto-delle-eruzioni-vulcaniche-maggiore-quanto-pensato/422345/

I VULCANI PORTARONO ALLA CADUTA DELLE ARMATE DI NAPOLEONE


Sono passati circa 200 anni da quando la devastante eruzione del vulcano Tambora nel 1815 cambiò il clima globale in un periodo già di per se freddo chiamato Piccola Età del Ghiaccio, cominciata dal 1250 fino e terminata nel 1913, causata da una prolungata bassa attività solare che portò ad un lungo periodo di clima freddo su scala globale.
L'eruzione del vulcano Tambora fu solo l'ultima di un'escalation eruttiva cominciata anni prima, ma con la conseguenza di essere stata in realtà la causa principale dell'ormai noto "Anno Senza Estate" nel 1816 dove sul continente europeo e americano l'estate proprio venne a mancare e si ebbero addirittura delle nevicate.
Quanto si descrive sotto è un resoconto parallelo tra gli eventi che portarono alla caduta del glorioso impero di Napoleone.
Le ultime campagne militari di Napoleone Bonaparte, dalla disastrosa campagna di Russia del 1812 alla sconfitta di Waterloo nel 1815, vennero fortemente condizionate dalle pessime condizioni meteorologiche. Queste tuttavia vennero precedute da eruzioni vulcaniche di notevole entità che liberarono nell'atmosfera grandi quantità di gas e pulviscolo.
“Sire, una simile guerra comporterebbe pericoli terribili. I popoli sottomessi non saranno mai per voi dei veri alleati. L'immensità del teatro russo cambia i fattori delle operazioni belliche. Avanzerete in contrade deserte dove la vostra armata non troverà nè viveri nè foraggio.
Il terreno sarà reso impraticabile dalle prime piogge e, se la campagna proseguirà durante l'inverno, come sopporteranno le truppe un freddo di 25-30 gradi sotto zero ?”. (da: Blond, 1981, p. 335-336). Con queste parole il colonnello Ponthon – un ufficiale che conosce già la Russia - mette in guardia Napoleone sin dal 1811 appena intuisce le sue intenzioni di muovere guerra allo zar. Ma l'imperatore dei Francesi è convinto che lo zar Alessandro – che non vuole rispettare il blocco continentale contro l'Inghilterra, e per di più continua a costituire una minaccia per la Polonia - intavolerà subito trattative di pace non appena lui e il suo esercito saranno entrati in territorio russo. O tuttalpiù affronterà l'esercito napoleonico in una vera e propria battaglia risolutiva già nei primi giorni d'invasione.
Così a partire dal 24 giugno 1812 il corpo principale della Grande Armata composta complessivamente da circa 400.000 uomini - solo un terzo dei quali francesi, il resto alleati – con più di 100.000 cavalli al seguito, oltre a un migliaio di cannoni, varca il fiume Niemen, linea di confine tra la Polonia e la Russia. Ma i russi temendo Napoleone invece di fronteggiarlo si ritirano costantemente davanti a lui e adottano, come si legge anche nei sussidiari delle scuole elementari, la ben nota tattica della “terra bruciata”: villaggi, città, depositi di viveri, coltivazioni dati alle fiamme prima dell'arrivo dei francesi. In più sin dai primi giorni il clima comincia a diventare uno dei protagonisti principali della campagna militare.
Inseguendo i russi i soldati della Grande Armata devono marciare velocemente, coprendo anche 60 chilometri al giorno con uno zaino di 30 chili sulla schiena e sotto un caldo soffocante che verso sera provoca forti temporali: la pioggia fredda si abbatte su uomini e cavalli spossati dalla fatica e dal cibo scarso, fiaccando sia il fisico che il morale.
Dopo appena 100 chilometri di avanzata in territorio russo i cavalli morti per la fame e le intemperie sono già 5000 (secondo alcune fonti anche il doppio), ma cominciano a verificarsi anche casi di diserzione tra i soldati ed anche qualche centinaio di suicidi.
Nelle sue “Memorie” l'ufficiale medico dell'Armata, Larrey, riporta numerosi casi di soldati che per sopportare la fatica durante la marcia fanno uso smodato di sostante allucinogene, come la canapa, e di ogni sorta di miscele alcoliche, una delle quali, fortissima, chiamata “rompipetto”, porta spesso le giovani reclute alla perdita delle forze, alle vertigini, allo svenimento e persino alla morte.
Anche i microorganismi cominciano a mietere vittime: oltre al tifo e alla dissenteria, patologie endemiche nella Grande Armata, si verificano anche parecchi casi di vaiolo. A metà agosto, all'arrivo nella città di Smolensk l'esercito napoleonico, tra morti di fatica, di fame e di malattie varie, ha già perso, senza aver combattuto ancora una sola battaglia, un terzo dei suoi effettivi !
Tuttavia Napoleone a marce sempre più forzate cerca sempre di acciuffare l'esercito russo in ritirata per costringerlo a una grande battaglia, ma le truppe dello zar che vogliono evitare proprio questo attirano l'esercito francese sempre più nell'interno, finchè l'imperatore dei francesi, che vuole a tutti i costi costringere lo zar a chiedere la pace, decide di proseguire per Mosca non rendendosi conto di finire in quella trappola che i suoi marescialli, e certamente anche lui stesso, intendevano evitare alla partenza.
Alla fine di agosto, il 29, mentre Napoleone raggiunge la città di Vjazma, il tempo – che fino a quel momento non è certo stato favorevole - improvvisamente comincia a peggiorare come se fosse già arrivato ottobre: fa freddo e piove continuamente, e per le successive settimane rimarrà così. Secondo i resoconti dei pochi reduci, alcuni cavalieri cominciano a indossare pellicce e berretti di pelle.
Il 7 settembre non lontano da Mosca la Grande Armata riesce finalmente ad affrontare l'esercito russo nella cosiddetta battaglia della Moscova (chiamata però di Borodino dagli storici russi). E' il più grande massacro fra tutte le battaglie napoleoniche, poichè sul campo rimangono più di 60.000 morti tra russi e napoleonici, e più o meno 35.000 feriti. La battaglia tuttavia non è risolutiva, poichè proprio quel giorno Napoleone sta male e dunque con la mente poco lucida non riesce ad ordinare le opportune manovre tattiche ai suoi marescialli.
Alla fine, nonostante le insistenze dei suoi ufficiali, si rifiuta anche di lanciare all'attacco la sua esperta Guardia che come nella battaglia di Eylau (1807) potrebbe sbaragliare definitivamente l'esercito dello zar. Sul campo di battaglia tappezzato di cadaveri e percorso dalle urla disperate dei feriti e dei moribondi, oltre ai francesi anche ai russi contemporaneamente sembra di esserne usciti vincitori.
Ma più tardi vedendo che l'armata napoleonica continua ad avanzare fino a Mosca, e che due giorni dopo (il 9) i russi vengono chiaramente battuti in un altro scontro a Mojaisk (a 70 Km dalla capitale), lo zar Alessandro ordina allora a tutti i cittadini di abbandonare la capitale. Come in una processione religiosa, con tanto di ceri accesi e inni sacri, tutti i moscoviti, con i preti ortodossi in testa, escono allora dalla città con quello che possono portare con sè, seguiti da tutti i soldati scampati ai precedenti scontri con i francesi. Gli unici che rimangono a Mosca sono tutti i forestieri – tra i quali molti immigrati civili francesi – e un bel po' di agenti di polizia, i quali, ben nascosti, devono eseguire altri ordini dello zar.
La mattina del 14 settembre le avanguardie a cavallo dell'esercito napoleonico entrano in una Mosca praticamente deserta. E' una bella giornata, ma in realtà si tratta solo di una temporanea schiarita.
Qua e là gli ultimi gruppetti di soldati russi ritardatari si affrettano a lasciare la città. Napoleone però decide di restare fino all'indomani mattina fuori da Mosca finchè sarà escluso qualsiasi pericolo di un agguato: in tutti i suoi anni di gloriose campagne non gli è mai capitato di entrare in una capitale abbandonata, meglio non correre rischi dunque. La sera stessa infatti accadono i primi fatti strani. In diverse parti della città scoppiano numerosi incendi e i soldati e gli ufficiali che accorrono per spegnerli vedono nell'ombra della notte strani personaggi, malridotti e ricoperti di cenci che si aggirano di casa in casa per saccheggiare e poi appiccare il fuoco.
Sono ergastolani e galeotti liberati dalla polizia zarista con il patto di incendiare la città. Nonostante la loro furia devastatrice, nel corso della notte i francesi riescono ad avere ragione di quei primi incendi e a giustiziare un bel po' di quei galeotti-piromani. La notte successiva tuttavia, dopo che nella mattinata Napoleone ha finalmente fatto il suo ingresso in città sistemandosi al Cremlino, gli incendi scoppiano di nuovo e più furiosi della notte precedente. Gli agenti di polizia ancora nascosti a Mosca questa volta hanno agito di persona e hanno fatto le cose per bene. Interi quartieri bruciano e nemmeno la pioggia che ricomincia a cadere quella stessa notte riesce a dare una mano agli uomini di Napoleone.
La strategia della “terra bruciata” favorisce lo zar che rifugiatosi a Pietroburgo temporeggia con Napoleone, il quale a sua volta rimane a Mosca un mese intero aspettando che il sovrano russo si decida a chiedergli la pace. Ma i numerosissimi soldati dell'Armata napoleonica devono sempre far fronte alla penuria di cibo: quelli all'interno della città riescono a trovare qualcosa saccheggiando le case e le cantine risparmiate dagli incendi, mentre le truppe che bivaccano fuori Mosca esposti alle forti piogge di quelle settimane, sono costrette a cominciare a mangiare i cavalli morti. Proprio le condizioni meteorologiche forniscono i primi segnali di una cattiva stagione che sta arrivando in anticipo.
A fine settembre cade un po' di nevischio, il 14 ottobre cade la prima neve. Napoleone, fino a quel momento ancora indeciso se passare l'inverno a Mosca, rompe gli indugi e comanda di ripartire. Le sue intenzioni sono quelle di ritornare entro i confini dell'alleata Polonia in una ventina di giorni, prima che giunga il vero freddo. Ma non ha fatto i conti con l'arrivo parecchio anticipato del generale inverno.
Il 19 ottobre la grande Armata di Napoleone ridotta a poco più di 110.000 uomini – dai più di 400.000 al momento dell'entrata in Russia – riparte da Mosca insieme a tutti i civili stranieri, soprattutto francesi, timorosi di subire le ritorsioni dei moscoviti al ritorno di questi nella loro città incendiata e saccheggiata.
Frammischiati ad essi, qualcosa come 40.000 carri, carrozze, calessi, trainati da cavalli pelle e ossa per la fame, che accrescono la confusione di quell'esodo. Gran parte di queste vetture portano ufficiali, donne, bambini, e naturalmente i feriti e gli ammalati.
Ma molte recano anche i frutti del saccheggio: opere d'arte, mobili, oggetti d'oro e d'argento, vestiti di lusso, pellicce, e persino libri finemente rilegati. Poco cibo però, e durante quella marcia sarebbe l'unica cosa essenziale.
Data la temperatura tutt'altro che mite, chi è riuscito a procurarsi qualche pelliccia la indossa sopra la divisa, e poco importa se è femminile e graziosamente colorata. Tanti altri si arrangiano indossando diversi strati di vestiti, destinati a diventare però ulteriore ricettacolo di parassiti e agenti patogeni.
Il 28 ottobre dopo aver percorso appena una settantina di chilometri, all'altezza di Mojaisk la temperatura scende a 4 gradi sotto zero e l'interminabile colonna di soldati e civili deve procedere sotto una tormenta di neve. Ma non è ancora nulla in confronto a quello che si incontra appena pochi giorni dopo dalle parti della città di Vjazma, a duecento chilometri da Mosca: la temperatura scende a 20 gradi sotto zero il 5 novembre, e a – 22 il giorno successivo. La neve la fa da padrona e la steppa russa assume la tipica veste di un'interminabile distesa bianca i cui riflessi danneggiano per di più anche gli occhi. Più oltre però è ancora peggio. Dopo la città di Krasnoe (all'incirca a metà strada tra Mosca e il confine polacco) a metà novembre, la temperatura scende a 28 gradi sotto zero. La lunga colonna si sgrana, i reparti di soldati si disgregano e si formano piccoli gruppi che cercano di aiutarsi a sopravvivere. La fame è tanta ed i cavalli che via via muoiono vengono macellati e divorati. A volte non si aspetta neppure che crollino a terra: mentre cercano di trascinare i carri con le loro ultime forze, vi sono alcuni che tagliano loro piccoli brandelli di carne dalle loro natiche per cibarsene.
A causa del gelo le ferite sanguinano poco ed i poveri cavalli ormai indolenti e sfiniti non reagiscono neppure.
Molti dei feriti a poco poco muoiono e vengono abbandonati lungo la via. Ma tantissimi altri che hanno lasciato Mosca in buona salute muoiono anch'essi per la fame e lo sfinimento, o per le malattie provocate dai parassiti che nonostante il gelo covano sotto gli strati sporchi di vestiti e pellicce; o ancora perchè presi dalla disperazione e dallo sconforto si buttano nella neve lasciandosi morire: in questo periodo dell'anno e a questa latitudine i giorni sono corti, e ciò oltre al freddo e alla fame deprime ulteriormente l'umore e la volontà di andare avanti. Accade poi di vedere gruppi di soldati che al calar della sera si siedono deboli e sfiniti in circolo attorno a un fuoco, ma poi si dimenticano di alimentarlo cadendo addormentati. Al mattino dopo vengono trovati morti congelati, come statue di ghiaccio, ancora seduti in circolo.
A tutta questa situazione già di per sè tragica si devono aggiungere i continui e micidiali agguati dei Cosacchi che tallonano tutta la colonna dei disperati, uccidendone a poco a poco i ritardatari, i dispersi e quelli che se ne distaccano per cercare cibo.
Ma anche gli scontri in grande stile con l'esercito regolare russo, ad esempio a Krasnoe (16-17 novembre) e al passaggio del fiume Beresina (27-28 novembre), provocano altre numerose perdite anche tra i civili, tra i quali molte donne e molti bambini.
Le temperature più basse si registrano tuttavia dal 27 novembre in poi nell'ultimo tratto di strada che dal fiume Beresina porta alla città lituana di Vilnius (non lontana dal fiume Niemen, la linea di confine). Non solo durante la notte ma a volte anche durante il giorno si toccano i 31 gradi sotto zero.
La lunga colonna di sopravvissuti si trascina in un silenzio assoluto e irreale poichè anche parlare procura l'immediato congelamento del proprio fiato sul viso. Si ode soltanto sulla strada ghiacciata, il continuo picchettare degli stracci di fortuna totalmente congelati che avvolgono i piedi di tutte quelle migliaia di relitti umani, che già da parecchio hanno consumato le scarpe o le hanno smarrite in mezzo alla neve.
Poco prima dell'arrivo alla città di Vilnius la lunga colonna viene raggiunta da una divisione di 12.000 soldati napoleonici (molti dei quali francesi) incaricati di proteggere la loro ritirata. Sono tutti giovani ben nutriti e in buona salute, ancora non provati dalla guerra e dalle marce, ma sono abbigliati con le normali divise d'ordinanza e niente di più. Sotto i 31 gradi sotto zero allora vengono letteralmente falcidiati dal gelo: “Li si vedeva barcollare per qualche istante e marciare con un passo insicuro, come se fossero ubriachi. Avevano la faccia arrossata e gonfia: finivano presto per rimanere totalmente paralizzati: i fucili cadevano dalle loro mani inerti, le loro gambe si piegavano e alla fine cadevano per terra”: è il resoconto di questo episodio nelle memorie dei medici sopravvissuti.(Blond, p. 422-423). Ben 8.000 di loro su 12.000 fanno questa fine.

L'isola di St. Vincent, un po' più a nord delle coste del Venezuela, è oggi uno dei tanti paradisi tropicali del Mar dei Caraibi ed è frequentata soprattutto dal turismo d'elite.
Oggi politicamente indipendente, al tempo di Napoleone costituisce invece una colonia inglese dove gli schiavi neri lavorano nelle piantagioni di caffè e cacao.
Le piante crescono bene, non solo perchè scaldate dal sole dei tropici, ma anche grazie al suolo dell'isola che è di origine vulcanica.
La sua cima più alta, il Soufriere (1234 m.) è infatti un vulcano che periodicamente si risveglia con potenti e pericolose eruzioni.
Il 27 aprile 1812, mentre Napoleone è tutto impegnato nei preparativi per la campagna contro lo zar, il vulcano viene scosso da un'improvvisa esplosione, e come nella classica eruzione di Pompei, emette una tale quantità di ceneri e gas da distruggere buona parte delle piantagioni. Le stime degli studiosi parlano di 550.000 Km3 di emissioni tra gas, ceneri e polveri la maggior parte dei quali rimangono sospesi nell'atmosfera per poi venir diffusi dalle correnti aeree un po' su tutto l'emisfero settentrionale.

Qualche mese dopo, il 6 agosto, mentre l'Armata napoleonica insegue l'esercito russo alla volta di Mosca, da tutt'altra parte del mondo, sull'isola maggiore dell'arcipelago delle Sangihe in Indonesia, un altro vulcano, l' Awu si risveglia anch'esso con una potente eruzione, brucia tutto quanto intorno a sè con una nube ardente uccidendo anche 953 persone, e a sua volta libera nell'atmosfera, ceneri, polveri e una gran quantità di gas (anche qui per un totale 550.000 Km3). Anche in questo caso, sia i gas che le polveri sottili rimangono in sospensione nell'atmosfera e vengono anch'esse sparpagliate ai quattro angoli del globo, sommandosi a quelle del Soufriere.
E' ormai assodato che le emissioni vulcaniche, in particolare quelle esplosive, sono in grado di modificare il clima provocando un certo calo nelle temperature medie in misura proporzionale alla quantità di gas e polveri che liberano, anche se limitatamente ad una durata di tempo pari a due o tre anni.
I meccanismi responsabili di tale fenomeno sono sostanzialmente due. Il primo è il velo di pulviscolo sottile che filtra i raggi solari riducendone la quantità e l'intensità che giunge negli strati bassi dell'atmosfera, sul suolo e sui mari, diminuendone quindi il riscaldamento da parte del Sole.
Il secondo fa entrare in causa l'anidride solforosa (SO2), emessa anch'essa in gran quantità dai vulcani, che combinandosi con le molecole d'acqua dell'umidità atmosferica si trasforma in acido solforico. Le molecole di quest'ultimo sospese nell'aria respingono anch'esse la luce solare verso lo spazio esterno, anche in condizioni di cielo sereno, e dunque contribuiscono a ridurre il riscaldamento della Terra. In più il pulviscolo vulcanico in sospensione nelle nubi è in grado di incrementare sia le precipitazioni piovose che quelle nevose in quanto sia le gocce di pioggia che i fiocchi di neve hanno necessità di trovare un nucleo di polvere per aggregarsi e formarsi.
Sulla base delle ricerche effettuate dai climatologi in questi ultimi decenni, ad esempio in occasione della gigantesca eruzione del Pinatubo nel giugno del 1991, è stato appurato che già dopo tre mesi dall'eruzione le emissioni vengono diffuse dalle correnti atmosferiche in ogni parte dell'emisfero (e normalmente solo in un emisfero, nord o sud, quello a cui appartiene il vulcano in questione), mentre all'incirca dopo 300 giorni/un anno si verifica la concentrazione maggiore di elementi vulcanici in maniera omogenea su tutta la superficie emisferica, con i relativi e proporzionali effetti sul clima. Dal momento che il Soufriere eruttò alla fine di aprile, tutto fa pensare che proprio verso la fine di luglio/inizio agosto del 1812 abbia cominciato a produrre i suoi effetti climatici sull'intero emisfero nord, Russia compresa, proprio nei giorni in cui l'Awu eruttava a sua volta. Con lo stesso intervallo di tempo nei primi giorni di novembre dovrebbero Mappa dei vulcani Awu, Mayon e Tambora essersi sommate le emissioni dell'Awu a quelle del Soufriere, queste ultime per di più notevolmente incrementate essendo trascorsi più di sei mesi dall'eruzione del vulcano caraibico. In effetti come abbiamo visto più sopra nella descrizione della ritirata, ad un agosto tutt'altro che estivo seguì un settembre pre-invernale nel quale oltre a continue piogge fredde cadde anche del nevischio. A metà ottobre con la caduta della prima neve (il 14) giunse praticamente l'inverno con due mesi di anticipo, mentre il 5 ed il 6 di novembre – cioè esattamente tre mesi dopo l'eruzione dell'Awu – la temperatura scese a 20-22 gradi sotto zero, per poi raggiungere anche i -31 alla fine dello stesso mese. E questi forti cali nelle temperature non furono un'esclusiva del territorio russo, ma coinvolsero anche le altre regioni europee. A partire proprio dal 1812 per continuare poi anche negli anni successivi, in Francia e altrove, sia le primavere che le estati furono fredde, i frutti della terra ebbero difficoltà a maturare, e le vendemmie vennero effettuate in ritardo. Anche i ghiacciai alpini subirono un'avanzata (Le Roy Ladurie, 1982, p. 63).

E' lecito dunque ipotizzare che le emissioni vulcaniche del Soufriere e dell'Awu possano da sole rendere conto del clima polare durante quella disastrosa campagna di Russia ? Se esse non dovessero sembrare sufficienti si potrebbe aggiungere – a puro titolo di cronaca – che nei primissimi giorni di quel vulcanico anno 1812 (tra il 1 e il 4 gennaio per la precisione) si era fatto sentire anche il Vesuvio con una eruzione mista, effusiva ed esplosiva, che se è vero che non ebbe certo la potenza di quella degli altri due vulcani, tuttavia non mancò di liberare nell'atmosfera la sua brava dose di emissioni, cominciando così a preannunciare l'“aria cattiva” di quell'anno.
Inoltre, proprio nel giorno in cui Napoleone invase la Russia, il 24 giugno, ebbe termine una lunga eruzione dell'Etna iniziata il 27 ottobre del 1811.
Le emissioni del Soufriere e dell'Awu rimasero in circolo nell'atmosfera terrestre anche nel successivo anno 1813 influenzando, con condizioni meteorologiche di abbondante pioggia, anche la campagna di Napoleone in Germania, rallentando gli spostamenti delle sue truppe e intralciando il traino dei cannoni che si impantanavano nel fango.
Tuttavia poichè tali difficoltà coinvolgevano ugualmente anche i suoi avversari, in realtà la sconfitta da lui subita a Lipsia ed il progressivo arretramento dell'esercito francese fino in Francia si dovettero più che al maltempo, alla superiorità numerica di Russi, Svedesi, Tedeschi e Austriaci e, come già detto, alla loro nuova strategia di attaccare e sconfiggere i suoi corpi d'armata isolati, sfuggendo nel contempo a Napoleone stesso quando questi si avvicinava.

Mentre l'imperatore dei francesi aveva il suo bel da fare per difendersi dagli eserciti avversari che ormai premevano ai confini della Francia, alla fine del 1813 (tra il 25 ed il 27 dicembre) l'irrequieto Vesuvio rovinò il Natale ai napoletani prorompendo con una forte esplosione in una ennesima eruzione.
Una parte del cono vulcanico addirittura crollò, una certa quantità di ceneri vennero scagliate fino a Napoli ed Ischia, e almeno 75.000 Km3 di emissioni vennero liberate in aria.

 Poco più di un mese dopo, nella notte tra il 31 gennaio ed il 1 febbraio 1814 un altro vulcano addormentato, il Mayon nelle Filippine, improvvisamente si risvegliò con tutta la sua potenza distruttiva. Fra lampi e bagliori infuocati un'enorme colonna di polveri e gas velenosi si innalzò verso l'alto, per poi ricadere alle pendici del cono bruciando e avvelenando ogni cosa al suo passaggio. Almeno 1200 persone morirono a causa dell'eruzione, mentre la quantità di emissioni liberate nell'atmosfera fu all'incirca uguale a quelle sprigionatisi dal Soufriere e dall'Awu, cioè 500.000 Km3. Quando dunque le emissioni di questi due ultimi vulcani si andavano esaurendo insieme ai loro effetti sul clima, quelle del Vesuvio e del Mayon subentrarono a loro volta, rimanendo in sospensione non solo per tutto l'anno 1814 (durante la permanenza di Napoleone sull'isola d'Elba), ma anche nel successivo 1815, allorchè si sommarono con quelle prodotte dalla più colossale eruzione della storia umana: quella del Tambora.

Nella notte tra l'1 e il 2 marzo 1815, Napoleone fuggito dall'Isola d'Elba, sbarcò a Golfe-Juan vicino Cannes. I reggimenti di soldati inviati contro l'ex-imperatore dal governo monarchico di Luigi XVIII finirono per unirsi a lui senza sparare un solo colpo. Anche il maresciallo Ney che dopo l'esilio di Napoleone all'Elba si era adattato a servire il nuovo governo monarchico, tornò ad ossequiarlo. Napoleone il 19 marzo fu di nuovo a Parigi. Ma mentre nelle settimane successive si preparava ad affrontare l'inevitabile reazione militare degli altri governi europei (che riuniti a Vienna nel celebre congresso avevano già cominciato a risistemare la carta dell'Europa), il 7 aprile la tranquilla isola indonesiana di Sumbawa venne sconvolta da un evento geologico di inaudita violenza. Il vulcano Tambora improvvisamente si risvegliò con una immane esplosione che disintegrò ben 1400 metri della sua struttura montuosa, liberando in aria nell'arco di cinque giorni – dal 7 al 12 aprile – non solo una quantità di gas pari a 200 milioni di tonnellate, ma soprattutto una enorme quantità di polveri e ceneri: tra i 100 ed i 300 chilometri cubici, secondo differenti calcoli. Quantità così gigantesche di emissioni furono sufficienti non solo per provocare decine di migliaia di vittime, ma anche per modificare già in breve tempo l'atmosfera ed il clima soprattutto dell'emisfero settentrionale, riducendo il passaggio e l'assorbimento della luce solare e favorendo le precipitazioni. Per dare un'idea, l'anno successivo, il 1816, è stato definito dai climatologi “l'anno senza estate” in quanto nel corso della primavera, ma in maniera sorprendente anche in estate, si ebbero gelate e precipitazioni nevose, alternate a periodi più miti ma per nulla caldi. L'inverno che ne seguì fu rigidissimo, tanto nel nord degli Stati Uniti, quanto in Europa. Persino il regolare ritmo dei monsoni nell'Oceano Indiano venne sconvolto, ed anche la Cina subì disastrose alluvioni. L'agricoltura ne soffrì moltissimo, e si ebbero gravi carestie sia in America che in Europa.
In quella tarda primavera del 1815 comunque, i gas e le polveri del Tambora, unite a quelle del Vesuvio e del Mayon, provocarono un aumento sostanzioso delle precipitazioni piovose, anche nella zona di Bruxelles, dove tra il 16 ed il 18 giugno si svolsero le ultime operazioni militari di Napoleone, a Quatre-Bras, Ligny e Waterloo.
In quell'ultima campagna, ad affrontare le truppe francesi vi erano sia l'esercito inglese del duca di Wellington (comprendente anche contingenti olandesi, belgi e tedeschi), sia l'esercito prussiano di Blucher che marciava da est per congiungersi all'armata britannica. La strategia complessiva di Napoleone era quella di impedire il loro ricongiungimento, affrontarli separatamente e sconfiggerli. Punto nodale importante era il crocevia di Quatre-Bras, per il quale doveva passare l'esercito prussiano. A partire dal 15 Napoleone affidò al maresciallo Ney il compito di occuparlo. Ma nonostante fosse difeso da appena 4.000 soldati britannici, fino al 16 mattina Ney esitò e si decise ad attaccare solo nel pomeriggio, allorchè il contingente inglese venne raggiunto da nuove truppe: dopo parecchie cariche, Ney riuscì ad avere ragione degli Inglesi, ma gli fu impossibile tenere occupato il crocevia a causa delle forti perdite, mentre Napoleone contemporaneamente impegnato presso la cittadina di Ligny contro i prussiani non potè dargli appoggio: anzi, contava proprio sul suo aiuto sempre che il maresciallo si fosse sbrigato subito.
Per due secoli gli storici si sono interrogati – e si interrogano ancora – sulle responsabilità di un esperto ufficiale come Ney che in quella campagna militare prese decisioni infelici e irragionevoli, non soltanto, come abbiamo visto a Quatre-Bras, ma anche nella famosa battaglia di Waterloo, il giorno 18. In quella occasione, com'è noto, poco dopo metà giornata il maresciallo prese autonomamente l'iniziativa di attaccare con ripetute cariche di cavalleria, l'esercito inglese arroccato sull'altura di Mont Saint-Jean, mentre attendeva l'armata prussiana. Napoleone stesso gli diede del folle mentre vedeva la sua cavalleria ripetutamente fatta a pezzi dai battaglioni inglesi, che non erano stati preventivamente indeboliti da nessun cannoneggiamento, secondo la classica tattica militare di quell'epoca. Ney però forse aveva dalla sua un valido motivo per trascurare l'artiglieria, lo stesso di cui erano consapevoli Napoleone e gli altri ufficiali, e cioè il terreno fradicio di pioggia.
Sin dalla sua partenza alla volta di Bruxelles, tra il 14 ed il 15 giugno, l'esercito francese era stato accompagnato dalla pioggia: una pioggia costante, che a tratti dava un po' di tregua, ma che diventò temporale torrenziale dalla sera del 16, intralciando le operazioni di Ney e Napoleone, rispettivamente a Quatre-Bras e Ligny, proseguendo con uguale intensità anche il giorno successivo. Ed anche durante la notte tra il 17 e il 18 continuò a piovere intensamente, costringendo i soldati a dormire in mezzo al fango sotto una doccia continua. La mattina dopo finalmente tornò il sereno, ma il terreno di Waterloo risultò un interminabile pantano dove si affondava fino al ginocchio nella melma. Tanto Napoleone quanto gli ufficiali si resero conto che non solo risultava quasi impossibile spostare velocemente sul terreno fradicio le pesanti batterie di cannoni, ma anche che il semplice uso strategico dell'artiglieria in quelle condizioni era quantomai vano: i proiettili sarebbero affondati nel fango semiliquido e non sarebbero esplosi, o se l'avessero fatto avrebbero finito solo col sollevare qualche schizzo di terreno bagnato, facendo ben poco danno tra le fila nemiche. Di qui l'attesa di Napoleone per buona parte della mattinata aspettando che il sole appena uscito rendesse il terreno un po' più asciutto. Di qui, nel frattempo, anche le manovre diversive – costate però numerosi soldati francesi - alla conquista di alcune posizioni per spingere gli Inglesi allo scoperto, mentre l'imperatore francese aspettava oltre che un terreno più asciutto anche alcune truppe spedite il giorno precedente da tutt'altra parte a bloccare i prussiani. Ma il comandante di queste truppe, Grouchy, non ricevette l'ordine speditogli nella notte da Napoleone di raggiungere il campo di Waterloo, con la conseguenza che le truppe non arrivarono mai ed i prussiani riuscirono ugualmente ad avvicinarsi nel primo pomeriggio al campo di battaglia e alle truppe di Wellington. Quando esse apparvero all'orizzonte, Ney decise probabilmente anche per tale motivo di rompere gli indugi intuendo che la situazione si sarebbe fatta in ogni caso più critica. Così anche senza l'ausilio dell'artiglieria, i cui pezzi continuavano ad impantanarsi nel fango facendo perdere altro tempo prezioso, si gettò insieme a tutta la cavalleria all'attacco, sperando che quell'atto coraggioso servisse a rompere le linee inglesi. Ma i cavalieri vennero ripetutamente abbattuti dagli esperti fucilieri britannici e nemmeno i reggimenti di fanteria mandatigli dietro da Napoleone per cercare di riparare alla sua infelice mossa, riuscirono a contenere la carneficina, finendo anch'esse falcidiate dal fuoco avversario. Lo stesso Napoleone riuscì a sfuggire a malapena ai suoi avversari, anche se com'è noto, la sconfitta di Waterloo segnò in ogni caso il tramonto definitivo dell'epopea napoleonica, e l'esilio dell'imperatore dei francesi, dopo qualche mese, sull'isola britannica di S. Elena.
Così come in Russia, anche a Waterloo le sfavorevoli condizioni meteorologiche, certamente aggravate dalle emissioni vulcaniche, si rivelarono una variabile di fondamentale importanza nel determinare la sconfitta di Napoleone. Senza quelle catastrofiche eruzioni vulcaniche il maltempo sarebbe stato altrettanto intenso da ostacolare la Grande Armata francese ? E l'imperatore dei francesi sarebbe riuscito ad avere ragione dei suoi avversari ? In definitiva tuttavia, porsi domande di tal genere sarebbe come chiedersi quale sarebbe stata la storia della Francia e dell'Europa intera se il figlio più famoso dell'avvocato Carlo Buonaparte invece di intraprendere la carriera militare avesse fatto tutt'altro mestiere.


Fonte:http://digilander.libero.it/ipercultura/vulcani-napoleone.htm






lunedì 30 marzo 2015

ISLANDA: NUOVO AUMENTO DEL MAGMA ALL'INTERNO DEL VULCANO BARDARBUNGA


Il 28 marzo 2015 vi è stata nuova attività sismica nelle profondità del vulcano Bárðarbunga.
Questo suggerisce che c'è una nuova intrusione di magma nel sistema del vulcano.
Se questo sta per tradursi in nuova eruzione resta da vedere.

Non è impossibile che al momento attuale possa accadere. Finora però non è successo niente. I più profondi terremoti hanno avuto luogo a profondità di 21,1 km, altri terremoti sono meno profondi.

Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5568

ISLANDA: NUOVO SCIAME DI TERREMOTI SUL VULCANO ORAEFAJOKULL


Il 28 marzo-2015 vi è stata nuova attività sismica in profondità nel vulcano Oraefajokull.
Questa attività non è nuova ed ha avuto luogo ogni pochi mesi per gli ultimi 10 anni o giù di lì.
Periodi di calma sono diversi in lunghezza.
Ogni sciame sismico che ha luogo è diverso sia in ampiezza e durata, l'attività corrente sembra essere profonda, ma per lo più piccoli terremoti, meno di magnitudo 1,5 per la maggior parte.
Il più profondo terremoto in questo sciame aveva la profondità di 25,0 km.
Questa attività sismica è solo a causa di magma fresco che spinge per entrare nel sistema delvulcano Oraefajokull.


Sulla base di resoconti storici delle eruzioni precedenti (1362 e 1728).
Sembra che le eruzioni in Oraefajokull inizino con potenti sciami sismici (terremoti di magnitudo 4.0).
La seguente eruzione è una nube di cenere con inondazioni glaciali con quella fase che dura fino a 48 ore.
Cosa succede dopo che non è chiaro, dal momento che non è stato documentato correttamente nei documenti storici.
Le eruzioni possono durare fino a 45 giorni, sulla base di eruzioni precedenti documentate.
Lo sciame sismico attuale è dentro il vulcano Oraefajokull.
Al momento non ci sono segnali evidenti che vi è un aumento un rischio di eruzione dal vulcano Oraefajokull. Ciò potrebbe cambiare senza preavviso, come è sempre il rischio dei vulcani.


Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5568

ISLANDA: SCIAME SISMICO SUL VULCANO HECKLA


Il 26 marzo 2015 uno sciame di terremoti ha avuto luogo sul vulcano Hekla.
Questo non è stato un continuo sciame sismico e non vi è stato un'enorme numero di terremoti, tuttavia è chiaro che ci sono i primi segnali.
Il più grande terremoto ha avuto magnitudo di 1.4.

Questa attività sismica ha avuto luogo nel profondo del vulcano Hekla, con il terremoto più profondo a 17 km di profondità (mag 1,4).
Altri terremoti hanno avuto luogo in profondità minori, ma tutte profondità maggiori di 10 km.
Che cosa esattamente sta succedendo non si sa, a questa profondità è chiaro che l'attività sismica in atto è dovuto al movimento del magma piuttosto che a cambiamenti tettonici.

Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5562

INDONESIA: IL VULCANO SINABUNG ANCORA FORTEMENTE IN ATTIVITA'


Il vulcano continua a effondere un lobo di lava viscosa dal cratere sommitale.
Frane frequenti e flussi piroclastici si verificano a causa di crolli parziali delle masse laviche adesive sul pendio ripido superiore.
Bastien Poux, che ha osservato il vulcano durante le ultime settimane ha inviato il seguente rapporto:
"Sono stato a guardare il vulcano Sinabung per le ultime due settimane, vi è un grande lobo di lava appeso al vertice, lo si può vedere brillare di notte.
Flussi di detriti sono sempre più grandi e più frequenti, di solito le rocce vengono a formare il lato del lobo, dove sono in contatto con le pareti di in grandi formazioni, tra 10 e 25 volte al giorno, scendendo il fianco a distanze tra i 500 ei 2000 metri, in generale, un paio di loro è andato a 3000 m ieri, quando un grosso pezzo della parte anteriore del lobo crollato.
C'è ancora un perimetro proibito di 5 km, più o meno rispettato dalle persone che vogliono tornare nelle loro case dopo essere profughi per 18 mesi. "


Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/sinabung/news/52236/Sinabung-volcano-Sumatra-Indonesia-update-growing-lava-lobe-pyroclastic-flows.html

ISLANDA: IL CAMPO LAVICO UN MESE DOPO L'EURUZIONE


Quattro geologi islandesi avevano uno dei lavori più caldi sulla Terra questa settimana.
Per avere delle misure accurate di tossici gas vulcanici, gli scienziati sono saliti direttamente sul cratere Baugur, dove la lava eruttava solo tre settimane prima.
Il cratere Baugur è il cratere più alto e più grande nella lunga fila di recinti vulcanici costruito da spettacolari fontane di fuoco dell'eruzione di Barbarbunga.
Di 165 metri di larghezza ll fiume di lava, una volta scorreva a nord-est da un lago di lava all'interno del cratere.

La superficie è ancora ad una temperature di 1.110 gradi rovente Fahrenheit (600 gradi Celsius) in numerosi punti, e gli scienziati hanno dovuto indossare maschere antigas per l'ossigeno, afferma Evgenia Ilyinskaya, un vulcanologo del British Geological Survey.

Ma i panorami sono assolutamente mozzafiato.
L'eruzione è iniziata nell'agosto 2014, quando una crepa gigantesca di è aperta nella terra e la lava ha cominciato ad eruttare in mastodontiche fontane sulle sabbie di Holuhraun, una valle fluviale a distanza, nel centro di Islanda.
La roccia fusa aveva fatto percorso sotterraneo di circa 28 miglia (45 km) dalla fonte originale - la camera magmatica sotto il Bardarbunga.
Proprio come il vulcano Kilauea delle Hawaii, l'Islanda ha un colossale giacimento magmatico in risalita dal mantello che può esplodere in diversi luoghi.
Nel mese di agosto, prima dell'eruzione, gli scienziati hanno seguito il magma in aumento, incanalato sotto il Bardarbunga verso la superficie.
Baugur (significa "cerchio") è a più di 260 piedi (80 metri) di altezza e circa 325 piedi (100 m) di larghezza.
Gli scienziati sono stati lasciati all'interno del cratere da un elicottero.
La temperatura superficiale del cratere, insieme ad altri elementi di prova, suggerisce che c'è ancora roccia fusa a circa 10 a 16 piedi (da 3 a 5 m) al di sotto del fondo del cratere.
Nei prossimi mesi, Ilyinskaya e i colleghi dell'Ufficio meteorologico islandese e il British Geological Survey hanno intenzione di seguire da vicino le emissioni di gas dal cratere e il campo di lava in fase di raffreddamento a Holuhraun (l'area coperta di lava da questa eruzione).
Senza la spinta di calore fornito da un flusso di lava attivo, i gas vulcanici potranno abbracciare la terra invece di salire verso il cielo su pennacchi termici.
Ciò significa che le concentrazioni di gas potrebbero aumentare nelle aree in cui le persone vivono e respirano, secondo il Met Office islandese .
L'inquinamento di anidride solforosa ha raggiunto livelli pericolosi più volte in Islanda dopo che l'eruzione è iniziata ad agosto.
I ricercatori stanno anche rintracciando neve acida e pioggia in tutto il paese.
Il campo di lava copre 33 miglia quadrate (85 km quadrati) e ha un volume di 0,34 miglia cubi (1,4 km cubo).


Fonte:http://www.livescience.com/50057-incredible-photos-inside-bardarbunga-volcano.html

venerdì 27 marzo 2015

ENNESIMA VIOLENTA ERUZIONE DI SHIVELUCH


Un'altra potente esplosione vulcaniana è avvenuto questa mattina alle 10:03 ora locale sul vulcano.
Una colonna eruttiva è salito a circa 10 km di altitudine.
L'eruzione ha prodotto flussi piroclastici minori dal materiale collasso alla base della colonna eruttiva.


Fonte:www.volcanodiscovery.com%2Fit%2Fshiveluch%2Fnews%2F52173%2FShiveluch-volcano-Kamchatka-Russia-strong-explosion-ash-plume-to-10-km-altitude.html

ISOLE KURILI: SEGNALI DI ATTIVITA' DAL VULCANO SINARKA


Il Sinarka è un attivo stratovulcano entrato in eruzione quattro volte tra il 1725 e il 1878.
La più grande eruzione è iniziata nel 1872 e proseguita fino al 1878.
L'eruzione ha prodotto flussi piroclastici, alcuni dei quali si pensa abbiao distrutto il piccolo villaggio di Ainu, e costruito un significativo duomo lavico.
L'ultima eruzione di questo vulcano è stata nel 1878 fino a quando nel novembre 2014 ha iniziato a dare nuovi segnali di risveglio.
Il livello di allerta del vulcano è stata sollevata a Giallo.
SVERT ha riferito che emissioni di vapore e gas erano visibili sulle immagini satellitari.
Il pennacchio è andato alla deriva per 40 km.
E l'11 novembre. Il giorno dopo un'anomalia termica debole, è stata rilevato.
L'attività di emissioni di gas e vapore è diventata più robusta.
Un'anomalia termica debole è stata nuovamente rilevata il 16 novembre.
Nel marzo 2015 le immagini satellitari hanno mostrano nuove emissioni di vapore e gas dal vulcano Sinarka il 16 marzo e un'anomalia termica il 21 marzo.



Fonti:
http://volcano.oregonstate.edu/sinarka
http://www.volcanodiscovery.com/it/sinarka/news/49165/Sinarka-volcano-Kuriles-Russia-alert-level-raised-to-yellow.html
http://www.volcanodiscovery.com/it/sinarka/news/52146/Sinarka-volcano-Shiashkotan-Island-Kuril-Islands-activity-update.html

giovedì 26 marzo 2015

ALASKA: IL VULCANO SEMISOPOCHNOI MOSTRA SEGNALI DI RISVEGLIO


Citando la maggiore intensità sismica, lo US Geological Survey è ha aggiornato lo stato livello di allerta per il vulcano Semisopochnoi, un vulcano delle Aleutian Island, al livello "attenzione", ha detto l'agenzia.
L'attività sismica sul vulcano Semisopochnoi è iniziata nel mese di gennaio, ma "è aumentata di intensità negli ultimi giorni," ha scritto l'USGS.
"Inoltre, abbiamo rilevato brevi periodi di attività sismica, che può indicare il movimento del magma o gas magmatici."
Semisopochnoi è remoto anche per gli standard Alaska.

Si trova su un'isola con lo stesso nome a circa 127 miglia da Adak e 1283 miglia da Anchorage.


Fonte:https://www.adn.com/article/20150325/usgs-upgrades-aleutian-volcano-alert-level

ISLANDA: DOPO IL BARDARBUNGA, SCIAME DI TERREMOTI SUL VULCANO ORAEFAJOKULL


Oraefajokull, è la vetta più alta dell'Islanda, è probabilmente il vulcano più violento dell'Islanda.
Una grande eruzione silicica nel 1362 era la più grande storica eruzione esplosiva dell'Islanda.
Esso e un'altra eruzione durante il periodo 1727-1728 sono state accompagnate da importanti inondazioni glaciali che hanno causato danni e vittime.
Oraefajokull è un ampio vulcano centrale ghiacciaio rivestito a Sud Est della calotta Vatnajökull.
A 4 x 5 km caldera subglaciale tronca la cima del vulcano basaltico e riolitico.
L'attività dell'Olocene è stata dominata da eruzioni esplosive al vertice, anche se si sono verificati anche effusioni laviche sul fianco del vulcano.
Recenti segnali di attività hanno cominciato a farsi sentire negli ultimi anni con un graduale aumento dell'attività sismica.

Il grande sub-glaciale Oraefajokull ha mostrato un insolito numero di terremoti nel settembre 2011 il cui aumento ha manifestato una certa preoccupazione che il vulcano potrebbe eruttare di nuovo.

Uno sciame sismico ha ripreso nella zona nel corso degli ultimi giorni la cui scossa più grande aveva un magnitudo 2.0







Fonti:
http://www.volcanodiscovery.com/iceland/oeraefajoekull.html
http://www.volcanodiscovery.com/oeraefajoekull/news/2411/raefajkull-volcano-Iceland-seismic-unrest.html

lunedì 23 marzo 2015

ISLANDA: LA SOMMITA' DELLA CALDERA DEL BARDARBUNGA E' SPROFONDATA DI 60 METRI


L'eruzione a Holuhraun è finita e nulla sta accadendo nel cratere nelle ultime tre settimane.
Questo non significa che la deflazione è finita sul vulcano Bárðarbunga.
Attualmente il vulcano Bárðarbunga continua a sprofondare al ritmo di due centimetri / giorno, la deflazione totale dal 31 agosto-2014 è di circa 60 metri.
In tutto questo la deflazione ha iniziato a spostare il ghiacciaio all'interno della caldera, creando quella che sembra essere un''inflazione, il cambiamento del ghiacciaio, con l'inflazione è 1,5cm / giorno.
Attualmente il sensore GPS all'interno della caldera di Bárðarbunga non funziona così l'unico modo per monitorare questa deflazione è quella di continuare a volare sopra il ghiacciaio e misurare in questo modo.
Il successivo volo di linea per il vulcano Bárðarbunga sta per avere luogo dopo Pasqua.

Fonte:http://www.ruv.is/frett/bardarbunga-hefur-sigid-um-60-metra

POTREMMO ESSERE TESTIMONI DEL RISVEGLIO DI UN SUPERVULCANO


Un simile panorama come potrebbe essere il covo di una delle più grandi future eruzioni della storia moderna?
Un lago di montagna circondato da cime.
Tuttavia, sotto questo lago si trova un enorme campo vulcanico attiva. Negli ultimi 25.000 anni, questo vulcano ha eruttato 26 volte già. "Alcune di queste eruzioni sono stati più di 100 volte più forti di quella di Mount St. Helens", dice Brad Singer della University of Wisconsin-Madison.
Un team di scienziati della Università Wisconsin-Madison negli Stati Uniti sta valutando un cambiamento nel comportamento del complesso vulcanico di Laguna del Maule, situato a 150 chilometri da Talca.
Ciò è a causa un sollevamento dell'area osservato dal satelliteil quale negli ultimi sette anni era 25 pollici, che a parere degli esperti è causa dell'intrusione di magma che esiste sotto il campo vulcanico.
Brad Singer ha detto che questa situazione "ci fa sospettare che le condizioni richieste l'inizio di un'eruzione si incontrano con forza."
Nonostante questi dati, il vice sindaco, Oscar Vega, ha invitato alla calma sottolineando che "siamo assolutamente in uno stato di tranquillità, calma, non vi è alcuna situazione di emergenza prevedibile."
"Questo è stato già discusso dal soggetto in questione che è l'Onemi e, quindi, abbiamo una maggiore certezza che non vi è alcun rischio per la popolazione", ha aggiunto.
Laguna del Maule presenta anche una diminuzione della portata che attualmente si attesta a 277 milioni di metri cubi, vale a dire, solo il 19,5 per cento della sua capacità totale.
Per sette anni, il terreno sopra il vulcanico complesso Laguna del Maule,in Cile, si sta sollevando come in nessun altro luogo sulla terra.
I geologi indicano questo come un chiaro segno dell'aumento del magma. Con l'aiuto di sismometri e di altri strumenti che ora tengono il grande vulcano sotto stretta osservazione.
Perché se si rompe, l'eruzione sarebbe estremamente esplosiva, come riportano nella rivista "GSA Today".
"Se guardiamo al continuo cambiamento del Laguna del Maule e dei cambiamenti nella gravità, conducibilità, e gli sciami di terremoti, temiamo che qui si stanno preparando le condizioni per un'eruzione", ha detto Singer. Se così fosse, le conseguenze potrebbero essere significative.
Il motivo spiegano i ricercatori, è la roccia fusa nel giacimento di magma riolitico - un magma molto viscoso e esplosivo.
Nel 2010, Feigl e Tabrez hanno presentato alcuni dati sulla deformazione osservata tra il 2007 e il 2010.
Con due modelli è stato possibile stimare un'inflazione iniziale di oltre 20 milioni di m3 / anno a partire dal 2007 e che il livello dell'acqua nel Lago è sceso ad un tasso di 20 m / anno tra gennaio 2007 e febbraio 2010, che ha suggerito che ci fosse la possibilità che un corpo di magma .
Più recentemente, Le Mevel et al. (2012), ha analizzato la deformazione tra 2007-2012 da stazioni InSAR e GPS, deformazioni attribuita ad un gonfiaggio di 7.5 x 5.5 km a una profondità di 5 km, stimato in un volume di 160 milioni di m3.
Inoltre, la velocità di deformazione è passata da zero (2004) a 300 mm / anno nel 2012, per un totale di 1,4 m ceppo dal 2007, che è notevolmente più veloce che in altri vulcani silicei come Yellowstone Supervolcano (EE. UU.) e la grande caldera di Santorini (Grecia).
Certamente come dicono gli scienziato il suolo non può continuare a gonfiarsi all'infinito.


Fonti:
http://www.cooperativa.cl/noticias/pais/region-del-maule/cientificos-estadounidenses-advirtieron-elevacion-de-volcan-en-laguna-del-maule/2015-02-21/085734.html
http://www.volcanesdechile.net/cv_laguna_del_maule.html


NUOVA ZELANDA: SEGNALI DI RISVEGLIO SUL VULCANO NGAURHUOE


In Nuova Zelanda, GNS Science riporta un aumento dei terremoti sotto il vulcano, interpretati come segni inquietudine vulcanica vulcanica.
Il livello di allarme è stato aumentato al livello 1 (minore agitazione vulcanica), ma nessuna eruzione è al momento previsto nel prossimo futuro.
dal rapporto originale:

"Durante le ultime due o tre settimane si è registrato un aumento del numero e della grandezza dei terremoti registrate dai sismografi GEONET intorno al Monte Ngauruhoe.
Una prima analisi indica che questi terremoti sono superficiali, che si verificano a profondità inferiori a circa 5 km.
L'ultima eruzione significativa a Ngauruhoe era nel 1975. I terremoti non sono insoliti nei pressi Ngauruhoe, ma è passato un po'di tempo dall'ultima volta che abbiamo registrato numerosi eventi significativi sopra magnitudo 1.
Numeri simili, ma più piccoli si sono verificati nel mese di dicembre 2014.
Altri sciami di terremoti vicino al Ngauruhoe sono avvenuti nel 1983, 1991, 1994, 1995 e di nuovo tra il 2006 e il 2010, ma per il resto Ngauruhoe di solito ha poco attività sismica.
Il cambio corrente del Ngauruhoe indica che il vulcano è entrato in uno stato di agitazione vulcanica, come abbiamo registrato diverse volte negli ultimi 30 anni. Nessun precedente periodo di agitazione ha portato ad una eruzione vulcanica. Il risultato di questa agitazione è più probabile che non che non ci sarà alcuna eruzione a breve termine, come durante l'agitazione 2006-2010. "


Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/ngauruhoe/news/52063/Ngauruhoe-volcano-New-Zealand-minor-volcanic-unrest.html

giovedì 19 marzo 2015

2013-2015: VASTI FIUMI DI LAVA DALLE ISOLE VULCANICHE


Se facessimo un'osservazione all'attività vulcanica per il periodo fine 2013 e inizio 2015, osserveremmo che dal punto di vista di alcune isole vulcaniche dal Giappone alle Hawaii, dall'Oceano Atlantico all'Islanda abbiamo assistito a un'intensa attività eruttiva con l'emissione di grandi quantità di lava.
Giappone, Isola di Nishinoshima

Nel novembre 2013, una eruzione ha creato una nuova, piccola isola a sud-sud-est al largo della costa.
Nel dicembre 2013 l'isola è aumentata da 60-80 metri sul livello del mare, con su una superficie di 56.000 metri quadrati (13,8 ettari).
L'isola è stata considerata abbastanza grande per mantenere una presenza sul livello del mare per almeno diversi anni.
Entro il 20 dicembre 2013 l'isola era cresciuto abbastanza velocemente che gli esperti avevano previsto che avrebbe probabilmente unito con Nishinoshima, la vecchia isola principale, prima della fine del 2013, e cessando così di essere un'isola separata.
Il 26 dicembre 2013, la Guardia Costiera giapponese ha confermato che le due isole si erano solidificate in un'unica massa.
All'isola non è stato dato un nome ufficiale, ma è stata menzionato nei rapporti giapponesi come una "nuova isola".
I funzionari governativi hanno detto che l'isola sarebbe stata chiamata "dopo che fosse diventata stabile e chiaro che resterà ".
L'agenzia spaziale degli Stati Uniti, NASA, conferma che due complessi vulcanici si sono formate attorno ai principali crateri vulcanici ed erano a più di 60 m sul livello del mare.
La parte più recente dell'isola è ora più grande dell'originale massa di Nishinoshima.
Nei mesi di luglio e agosto 2014, il flusso di lava è notevolmente aumentato portando l'isola ad espandersi rapidamente verso est.
Tra settembre e dicembre, la colata lavica è aumentato ulteriormente e si è spostata a nord, sconfinando quasi completamente con la pre-esistente isola.
Il 27 dicembre 2014, le autorità giapponesi hanno detto che l'isola ha raggiunto quasi 2,3 chilometri quadrati e dovrebbe salire a circa 110 metri sopra il livello del mare e che il vulcano è ancora attivo.
L'eruzione sta ancora continuando nel 2015.
Ecco come Nishinoshima sta diventando sempre più grande nel corso degli anni:





La nuova isola sta crescendo ad un ritmo vertiginoso, tant’è che gli esperti hanno stimato in circa 200.000 i metri cubi di lava che fuoriesce dal cratere principale ogni giorno.

Oceano Pacifico, Isole Tonga, Hunga Ha'apai

Il vulcano in sé è un vulcano sottomarino che giace sott'acqua tra le due isole, che sono i resti del bordo occidentale e settentrionale della caldera del vulcano.
Le due isole sono circa 1,6 km a parte, e ciascuna è lunga circa 2 km e composta in gran parte di andesite.
Nel mese di novembre e dicembre 2014, l'attività vulcanica e una serie di terremoti avvenuti a nord di Tonga per diverse settimane hanno indicato rinnovata attività vulcanica della zona.
Una nuova eruzione è iniziata ad Hunga Tonga-Hunga il 19 dicembre, 2014.
I pescatori locali hanno riferito di un'a grande colonna di vapore bianco che sorgeva dall'oceano nell'area del vulcano sottomarino.
Le immagini satellitari scattate il 29 dicembre hanno mostrato che l'eruzione continuava con colonne di fumo e cenere in aumento dal sito, e acqua di mare scolorita (probabilmente causata dal fumo e cenere rilasciati sotto la superficie, o da disturbi del fondale marino).
L'eruzione è proseguita nel 2015, con una nube di cenere alto che sorgeva 3 chilometri nel cielo il 6 gennaio 2015.
L'eruzione è entrata in una nuova fase l'11 gennaio 2015, quando il vulcano ha cominciato a esplodere colonne di cenere ad un'altezza di 9 chilometri (nel cielo.
Un volo Air New Zealand il 12 gennaio ha dovuto essere deviato a Samoa, mentre un certo numero di altri voli tra Nuova Zelanda e Tonga sono stati annullati.
I funzionari avevano identificato due crateri eruttivi una su Hunga Ha 'e un altra di circa 100 metri in mare aperto e sottomarina.
Grandi rocce e densa cenere venivano espulsi fino a 400 metri in aria.
Entro il 16 gennaio, una nuova isola era stata formata dall'esplosione.
I Funzionari tongani hanno stimato la nuovo isola essere di circa un 1 km di larghezza, e 2 km di lunghezza, e 100 metri di altezza.

Nel febbraio del 2015 è stato segnalato che un'altra eruzione eruttiva stava avvenendo non molto lontano dall'area principale
Pochi dettagli sono disponibili, ma di proprietà statale Radio Tonga afferma che piloti per la compagnia aerea nazionale di Tonga hanno avvistato una nuvola bianca che sorgeva a 600 metri dal mare, a sud ovest di nord delle Isole Vava'u, un'isola vulcanica non si è ancora formata.


Isole Hawaii, Kilauea

La più recente eruzione del Kilauea si è dimostrato di gran lunga la più lunga durata.
L'attuale eruzione Kīlauea iniziata il 3 gennaio del 1983, lungo la zona della frattura orientale.
Il cratere ha prodotto fontane di lava vigorosi che rapidamente hanno costruito l'edificio vulcanico Pu'u'Ō'ō cono, portando la lava a scorrere verso il basso versante del vulcano.
Nel 1986, l'attività si spostò lungo la frattura di un nuovo cratere, denominato Kupa ' ianahā, dove ha assunto un carattere più espansivo.
Kupa ' ianahā ha costruito un basso, largo scudo vulcanico, e tubi di lava alimentando i flussi che si estendono da 11 a 12 km (circa 7 km) al mare.
Tra il 1986 e il 1991, la catena di Road Craters è stato tagliato, e la comunità di Kapa'ahu, il villaggio di Kalapana , e le suddivisioni della Kalapana Gardens e Royal Gardens sono stati persi a causa dell'emissione di lava.
Anche la famosa spiaggia di sabbia nera a Kaimu era stata sepolta.
Nel 1992, l'eruzione è tornato a Pu'u'Ō'ō, ma ha continuato nello stesso modo, coprendo quasi tutti i flussi di lava del 1983-1986 e grandi aree di costa.
A partire dal gennaio 2011, l'eruzione ha prodotto 3,5 km 3 di lava e coperto 123,2 km 2 di terreno, ha aggiunto 206 ettari (509 acri) superficie all'isola, e vdistrutto 213 strutture, e sepolto 14 km (9 km ) di autostrada sotto la lava spesso 35 m.

A dicembre 2014, il 27 giugno flusso da questa eruzione rischia di entrare nella città di Pahoa, e tagliare Highway 130, l'unica via di entrata e in uscita della Bassa Puna. Come risultato, del lavoro è stato svolto per riaprire Road Crater.


L'aumento dell'attività del vulcano Kilauea lo si evince anche dal fatto che il livello del lago di lava all'interno della sua caldera è aumentato di circa 80 piedi
Il livello del lago di lava vertice è stato rintracciato dal vertice della deformazione dell'edificio vulcanico, in aumento di circa 80 piedi durante la scorsa settimana con l'inflazione.

I più recenti aggiornamenti di gennaio 2015 hanno evidenziato che il nuovo flusso di lava cominciato nel giugno di quest'anno ha rallentato pur però mantenendosi attivo.
Il flusso di lava del 27 giugno rimane attivo, ma la sua avanzata è lenta.
Il bordo è attualmente in fase di stallo a circa 500 metri dalla strada principale 130 a Pahoa.
Le fratture rimangono attive a breve distanza della punta principale del flusso, e continuano ad ampliare lentamente il flusso.
Giugno flusso di lava 27 rimane attivo, ma resta a 600 m di distanza dal Pahoa.


Oceano Atlantico, Africa Occidentale; Capo Verde, Pico do Fogo


Il vulcano Fogo è tornato all'attività nel 2014, per la prima volta dal 1995, dopo aver iniziato l'eruzione poco dopo le ore 10 del 23 Novembre 2014.
C'erano stati un paio di giorni di attività sismica intensa, ma è peggiorata all'inizio alle 08:00 del 22 novembre di notte.
La popolazione di Chã das Caldeiras, per un totale di circa 1.000 abitanti, ha trascorso la notte fuori dalle loro case a causa dei forti terremoti, e hanno iniziato ad essere evacuati quando l'eruzione è iniziata.
Come nel 1995, alcune persone inizialmente rifiutato di abbandonare la loro case, ma hanno progressivamente ascoltato le istruzioni delle autorità.
Bruno Faria, un vulcanologo capoverdiano, ha detto che l'intensità dell'eruzione aveva già superato quella dell'eruzione 1995 e si avvicinava a quella dell'eruzione del 1951 eruzione, uno delle più forti mai registrate sull'isola.
L'eruzione ha guadagnato intensità dal 23 novembre 2014.
Portela nel Chã das Caldeiras è stata sepolta da un fiume di lava che ha completamente distrutto l'abitato.
La potente eruzione, stando alle notizie riportate dai media locali, avrebbe già distrutto due interi villaggi: Portela e Bangaeira, costringendo le autorità all'evacuazione di oltre 1.500 persone. L'attività vulcanica iniziò lo scorso 23 novembre e prosegue tutt'ora. L'eruzione, che interessa l'isola di Fogo, è visibile anche dalla capitale di Capo Verde: la città di Praia.
Le misure preventive sono servite ad evitare vittime o feriti, ma le perdite economiche sarebbero enormi tanto da costringere le autorità governative a chiedere aiuto. Lo stesso Presidente della Repubblica di Capo Verde, Jorge Carlos Fonseca, ha invitato i cittadini dell'arcipelago ad un sostegno finanziario tramite la donazione dell'equivalente di uno stipendio di un giorno per le popolazioni colpite.
L'eruzione è continuata anche all'inizio del 2015 dove dopo il rallentamento, l'effusione di lava e una piccola attività esplosiva erano nuovamente aumentati il 31 dicembre.
Il flusso di lava occidentale con il suo fronte nord è avanzato attraverso terreni agricoli nella caldera Cha.

L'eruzione è terminata il 10 febbraio 2015 con non pochi danni all'isola.

Islanda, Bardarbunga

Il risveglio del vulcano Bardarbunga è cominciato nell'agosto 2014.
Il Bardarbunga è uno stratovulcano subglaciale situato sotto la cappa di ghiaccio del Vatnajökull, il più vasto ghiacciaio islandese.
La seconda montagna più alta del paese coi suoi 2009 m, il Bárðarbunga fa parte di un mastodontico sistema vulcanico lungo circa 200 km e largo 25 km.
Nel mese di agosto 2014, uno sciame di circa 1.600 terremoti in 48 ore, con magnitudo fino a 4.5 M è stata seguita il 23 agosto dall'USGS che ha sollevato il codice di allarme da arancione a rosso, che indicava una eruzione in corso.
Il giorno seguente, l'allarme è stato abbassato dal rosso all'arancione e la dichiarazione che ci fosse una eruzione in corso è stata ritirata.
Poi, una nuova eruzione lineare di frattura ha violato la superficie tra le caldere Bárðarbunga e Askja, nel Holuhraun formando un campo lavico nelle prime ore del 29 agosto.
Questa è stata seguita da una seconda eruzione fenditura nella zona di Holuhraun, lungo la stessa fessura vulcanica, che ha iniziato poco dopo 04:00, il 31 agosto.
Si è spesso ritenuto che l'ultima eruzione del vulcano Bardarbunga risalisse al 1910, ma la scarsita di documentazione scientifica oltre che di testimonianze al riguardo lasciano presumere il fatto che in realtà quella sia stata un'esplosione subglaciale, causata dallo scioglimento di acqua glaciale entrata a contatto con rocce estremamente calde all'interno del sistema vulcanico.
Di conseguenza l'ultima eruzione di cui si hanno documentazioni scientifiche accertate risale al 1797.
Dal mese di agosto dello scorso anno, la lava che scorre fuori del sistema vulcanico del Bárðarbunga è diffusa su un totale di 32 miglia quadrate (84 kmq), secondo Earth Observatory della NASA. Questo lo rende il più grande flusso di lava dal momento che nel 1783-1784 l'eruzione del Laki-Grimsvotn cancellò fuori il 20 per cento della popolazione dell'Islanda (e ucciso fino a otto milioni di persone in tutto il mondo).
Gli scienziati dell'Università di Islanda dell'Istituto di Scienze della Terra ritengono che lo spessore della lava sulla parte orientale del campo a circa 10 metri (33 piedi) di spessore, il centro a 12 metri, e la parte occidentale a 14 metri.
La loro analisi preliminare ha messo il volume di lava a 1,1 chilometri cubi, sufficienti per considerare l'eruzione un'inondazione di basalto.

L'eruzione è terminata il 23 febbraio, sebbene siano in molti ad aspettarsi una futura ripresa dell'attività del vulcano Bardarbunga.
Il volume di lava emesso e la durata dell'eruzione la pongono come la maggiore emissione di lava in Islanda e la più lunga eruzione dal 1783.












Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Nishinoshima_(Ogasawara)
http://www.meteoportaleitalia.it/scienze/scienze/vulcanologia/18701-la-continua-evoluzione-dell-isola-nishinoshima-foto.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Hunga_Tonga
http://en.wikipedia.org/wiki/Kīlauea
http://www.volcanodiscovery.com/hawaii/kilauea/current-activity.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Pico_do_Fogo
http://www.earthscope.org/science/geo-events/pico-do-fogo-volcanic-eruption
http://www.volcanodiscovery.com/fogo/news/51117/Fogo-volcano-Cape-Verde-eruption-ended-.html
http://www.meteogiornale.it/notizia/35765-1-isole-di-capo-verde-il-vulcano-pico-do-fogo-inghiotte-due-villaggi
http://www.jonfr.com/volcano/?p=5527
http://en.wikipedia.org/wiki/2014–15_eruption_of_Bárðarbunga

sabato 14 marzo 2015

COSTARICA: TORNA IN ERUZIONE IL VULCANO TURRIALBA


Il vulcano ha iniziato a eruttare di nuovo e ha prodotto una serie continua di eruzioni di cenere vigorose.
La nuova attività ha seguito quattro giorni di calma dopo alcune eruzioni molto più deboli che hanno avuto luogo l'8 marzo.
Le prime eruzioni si sono verificate ieri a partire intorno alle 11 ora locale, producendo colonne di cenere che si sono spostate verso ovest.
Un secondo impulso di attività si è verificato tra le 13:38-14:24, con colonne di cenere crescente fino a oltre 1 km di altezza.
Una parte della parete del cratere sud è stata violato da una delle esplosioni più forti, e un nuovo campo di fumarole è apparso sulla breccia.
Un terzo impulso di esplosioni è iniziato alle 14:54 ed è durato fino al 15:24, ancora una volta generando colonne di cenere fino a 1 km di altezza.
Abbondante caduta di cenere è stata riportata a ovest della Central Valley.
La caduta di cenere è stata segnalata fino a 80 km di distanza a ovest di Orotina.
Il vulcano si è calmato ieri pomeriggio, ma ha iniziato a eruttare di nuovo questa mattina presto intorno alle 04:30.
Almeno 5 più esplosioni si sono verificate, producendo pennacchi che salivano fino a 1500 m sopra il cratere.
L'aeroporto internazionale di Costa Rica di San Jose è stato chiuso ieri a causa della caduta di cenere.
Finora, non ci sono notizie di evacuazioni, ma la protezione civile si prepara a evacuare le persone che vivono le aree vicine, se l'eruzione aumenta.

Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/turrialba/news/51748/Turrialba-volcano-Costa-Rica-strong-ash-eruptions.html

giovedì 5 marzo 2015

KAMCHATKA: NUOVA VIOLENTA ERUZIONE DEL VULCANO SHIVELUCH


Il vulcano si trova in una fase di intensa di attività, caratterizzata da forti esplosioni e crolli parziali della cupola lavica crescente accompagnata da colonne di cenere alti e flussi piroclastici.
Un'esplosione questa mattina ha prodotto una colonna di cenere che è salita a livello di volo 370, vale a dire 37.000 ft (11 km) di altitudine.
Il 28 febbraio, una serie di esplosioni e crolli hanno prodotto alti pennacchi di cenere di 10 km di altezza e grandi flussi piroclastici fino a distanza di 4 km.

Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/it/kamchatka/sheveluch/news/51527/Shiveluch-volcano-Kamchatka-Russia-large-explosion-ash-to-37000-ft-11-km-altitude.html

ECUADOR: NUOVA FASE ERUTTIVA DEL VULCANO TUNGURAHUA


Una nuova fase di attività è iniziata sul vulcano.
Finora, l'attività di superficie è stata bassa, con esplosioni minori e fumate, ma è probabile che questa attività aumenterà nel prossimo futuro.
Dal 17 febbraio, un graduale aumento dell'attività sismica è stato registrato, tra cui la comparsa di frequenti terremoti vulcano-tettonici dal 21 febbraio, che riflettono la fratturazione della roccia, probabilmente causato dall'intrusione di magma pressurizzato.
Una piccola esplosione è stata riportata il 18 febbraio, e le emissioni di SO2, mostrano anche racconto magma fresco vicino alla superficie.
L'inflazione moderata al vertice è stata misurata come bene.
Secondo l'Istituto di geofisica (IGEPN), i seguenti scenari sono più probabili per il futuro a breve termine:
Scenario 1 (molto probabilmente): Un importante (esplosione iniziale con l'emissione di pennacchi di cenere alta, e la presenza di flussi piroclastici.
Nel corso delle settimane successive, maggiori esplosioni di varie dimensioni seguiranno con magma che continua a giungere al cratere.
Questo scenario è simile all'eruzione di febbraio 2014.
Scenario 2 (meno probabile): un periodo di attività eruttiva inizia gradualmente con il verificarsi di esplosioni sporadiche che aumentano la loro frequenza e dimensione.
Flussi piroclastici sono improbabili. Questo scenario è simile alle eruzioni del marzo 2013.

Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/it/tungurahua/news/51506/Tungurahua-volcano-Ecuador-new-phase-of-activity-warning-of-possible-explosion.html

mercoledì 4 marzo 2015

CILE: SI RISVEGLIA IL VULCANO VILLARICA


L'attività del vulcano è bruscamente aumentata passando dal febbraio scorso con la formazione di un lago di lava nel cratere ad un'eruzione parossistica questa mattina, come esplosioni stromboliane fuse in fontane di lava alte sostenute a diverse centinaia di metri di altezza, alimentando flussi di lava sulle pendici superiori del vulcano.

Il pennacchio di cenere è salito circa a 3 km sopra il vulcano e ha causato la caduta di cenere moderata nelle zone vicine.
L'allarme rosso è stato dichiarato nei comuni di Villarrica, Pucon e Curarrehue nella regione La Araucanía, così come a Panguipulli nella regione di Los Ríos.
Più di 3300 persone sono state evacuate.


Fonte:http://www.theguardian.com/world/gallery/2015/mar/03/volcano-villarrica-erupts-chile-in-pictures

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